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31 luglio 2007
IL TEMPO DI MELE
Non è luMimmu, in arte Cosimo Mele, che dovrebbe dimettersi da parlamentare. Sono i suoi elettori di Carovigno e Ostuni che dovrebbero dimettersi da elettori. Sarebbe carino, da parte loro, presentarsi in ordinata fila all’ufficio elettorale e, bravi bravini, riconsegnare le schede. Gente che vota un uomo che andava a giocare al casinò con i soldi delle tangenti e che per questo dalla poltrona di vicesindaco si ritrovò sulla branda del carcere, come ha potuto continuare a mietere consensi? È giusto dare il voto a sedici anni, ma sarebbe anche giusto toglierlo in caso di uso maldestro. Quanto alla signora che fa la prostituta e all’uso della coca perché mai dovrebbe interessarci? Solo in Paesi moralisti e bacchettoni come il nostro fare sesso con un paio di prostitute e drogarsi è più grave che prendere tangenti. Se droga e prostituzione fosse legalizzate, potremmo impiegare il nostro tempo a combattere la corruzione, riportare la legalità in un Paese purtroppo di nuovo democristiano, formare una classe politica capace e meno opportunista di quella attuale. Le notti hard di Cosimo Mele sono un problema suo e di sua moglie, la quale da perfetta democristiana non pare incazzata per il tradimento ma piange per la vergogna. Eh, signora mia, sapesse quante linguacce parlano di lei al bar e dal parrucchiere! Bocciata, infine, la proposta di Cesa di un supplemento di stipendio ai parlamentari per il ricongiungimento familiare: è meno costoso, per noi contribuenti, continuare a pagare le puttane ai nostri onorevoli.
mele
cosimo
| inviato da sister il 31/7/2007 alle 15:0 | |
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18 novembre 2005
Sono stufa di fare la strega
Sì, lo so: tremate, tremate le streghe son tornate. C’ero, all’epoca. Per quanto il mio tasso di femminismo stia molto al di sotto di quello alcolico e se proprio mi dovessi definire mi descriverei con un unico aggettivo, “maschile”, ogni tanto tocca di fare la strega. E non è mai piacevole. Prendete questa storia dell’aborto. Che ci sarebbe stato un attacco su larga scala, e che sarebbe partito dalla Chiesa, l’abbiamo subito capito quando hanno messo mano alla fecondazione assistita, quando hanno messo il silenzio sul referendum (perso), quando hanno iniziato a discettare di pacs, quando il duo Doppia Erre (Rutelli&Ruini) hanno cominciato a far tremare le vene elettorali nei polsi dei vari Prodi, Fassino, Casini etc etc, Ora ci siamo. Consiglio a chi non l’abbia già fatto la lettura dell’intervista a Veronesi oggi su Repubblica. Consiglio anche un momento di autocoscienza a tutti, soprattutto alle donne – di sinistra e di destra – che questa battaglia l’hanno vinta tanti anni fa. Io, la mia idea, la esprimo da venti anni: l’aborto legale non si tocca. Se poi è possibile farlo con una pasticca invece che con un intervento chirurgico, tantomeno si tocca la RU486 o come si chiama.
SMETTIAMOLA DI PRENDERCI IN GIRO. L’aborto è sempre esistito, legalizzarlo ha significato togliersi le fette di prosciutto dagli occhi, niente di più. Prevenirlo è più figo, ne sono consapevole. Ma la vera prevenzione fin qui messa sul campo dalla ricerca medica e scientifica non è sufficiente. Invece del Viagra, dovevano inventare una pasticchino che seccava il seme, magari di scopata in scopata e non una volta per sempre. Prendete me: ho partecipato all’invenzione dei consultori, ho portato mia figlia dal ginecologo quando mi ha accennato al suo desiderio di scoprire l’universo maschile in senso lato, so tutto sulla contraccezione, ho due figli e ho abortito due volte. Sono mediamente colta, strainformata, determinata e faccio parte della schiera di quelle che gridavano in piazza “la fica è mia e me la gestisco io”. Allora, cari politici, cardinali, medici e cattolici: ditemi cosa dovrei fare, se non attendere l’arrivo della menopausa. La pillola mi è proibita, perché troppo vecchia e troppo fumatrice. La spirale, ormai, anche quelle hi-tech, come entrano nel raggio visuale di uno qualsiasi dei miei capillari vengono espulse al grido: “siamo stufi di sanguinare per te”. L’accoppiata diaframma+crema è buona giusto per chi ha le scopate programmate e una libido strafrenata oppure del tutto assente. Non resta che il buon, sano, preservativo. Che, a parte la disdicevole abitudine che ha di rompersi, infrattarsi nella vagina e rifiutarsi di uscire mentre il suo protetto è già fuori, mogio mogio, da una decina di minuti, non me lo posso infilare io.
ALLORA, dopo tanti anni e tanti discorsi inutili, abbiamo il coraggio di dire che, in taluni casi, l’aborto è anche prevenzione delle nascite non desiderate. Non voglio uno sfigato del Movimento per la Vita a farmi il pistolotto mentre sono in fila per farmi visitare dal mio ginecologo. Voglio una risposta efficiente, sicura ed economica. Me l’aspetterei dalla ricerca scientifica. Ma visto che parlano di aborto più i politici e i preti che non i medici, se il metodo contraccettivo sicuro me lo crea Ruini mi va bene lo stesso. Basta che non sia l’astinenza, perché quella già la pratico, mio malgrado, per conto mio.
| inviato da il 18/11/2005 alle 20:7 | |
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